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Novità

Concorso Dirigenti scolastici. Verso la prova scritta. Indicazioni.

In ottobre si svolgerà la prova scritta per gli aspiranti dirigenti scolastici. Essa consiste “in cinque quesiti a risposta aperta e in due quesiti in lingua straniera”; i cinque quesiti vertono sulle medesime materie che sono state oggetto della prova pre-selettiva e che saranno oggetto della prova orale.

Per la risposta ai cinque quesiti si potrebbe procedere in questo modo: 1. breve premessa d’inquadramento; 2. risposta argomentata alle richieste del quesito; 3. breve conclusione.  Sul piano testuale è bene servirsi di frasi brevi, con pochi incisi e periodi subordinati, per consentire ai commissari una rapida comprensione della risposta. Per i criteri valutativi: coerenza alle richieste del quesito; svolgimento tematico completo, eventuali citazioni legislative corrette.

Per prepararsi adeguatamente alla prova scritta occorrono un buon manuale di legislazione scolastica e un testo di dottrina del diritto scolastico. Suggerisco per lo studio e la preparazione l’aggiornato volume qui indicato: Mario Falanga, Diritto scolastico. Analisi e profilo, Editrice La ScuolaBrescia 2017. Disponibile su Amazon

Contratto di lavoro per il personale della scuola 2016/2018. Norme imperative, addio.

È stato pubblicato in G.U del 20 giugno scorso il Contratto collettivo nazionale di lavoro per il triennio 2016/2018; era atteso da ben 9 anni a causa dei blocchi contrattuali disposti dai Governi pro tempore. Mi soffermo su questi due aspetti: la vigenza del precedente contratto 2006/2009 e l’imperativitàdelle norme di legge. Riguardo al primo aspetto, risponde l’articolo 10 del nuovo contratto in base al quale continuano a trovare applicazione le disposizioni contrattuali dei CCNL dei precedenti comparti di contrattazione e le specifiche norme di settore, in quanto compatibili con il nuovo contratto. Le nuove disposizioni negoziali integrano, pertanto, il contratto precedente.

L’imperatività delle norme: è una moda legislativa inaugurata da Brunetta nel 2009 con il D. Lgs n. 150/2009 e proseguita dalla L. n. 107/2015, sulla c.d. Buona Scuola, che così disponeva: «Sono inefficaci le norme e le procedure contenute nei contratti collettivi, contrastanti con quanto previsto dalla presente legge» (c. 196, art. 1).

Ora, su stimolo delle parti sociali, una recente disposizione di legge ha previsto che “eventuali disposizioni di legge, regolamento o statuto, che introducano o che abbiano introdotto discipline dei rapporti di lavoro … possono essere derogate nelle materie affidate alla contrattazione collettiva” (art. 2, c. 2, D. Lgs 165/2001).

Morale: le norme di legge o regolamento, sia pregresse che nuove, se riguardano la materia giuslavoristica sono derogabili; non esiste imperatività di sorta!

Alunni, genitori docenti. Cosa sta succedendo nelle nostre scuole?

Ciò che sta avvenendo nelle scuole del nostro Paese negli ultimi mesi è davvero grave: alunni che aggrediscono i docenti quando non scendono alle vie di fatto e genitori che aggrediscono con le parole o in altro modo i docenti per presunte ingiustizie subite dai loro figli.

“Dall’inizio dell’anno scolastico sono 34 i casi di aggressioni da parte di genitori ai danni di presidi e insegnanti” (Giannelli); si tratta di casi denunciati e quindi noti. Di certo ce ne saranno altri non a conoscenza dell’opinione pubblica.

I casi di aggressione sono di certo gravi, ma non devono spingere a impossibili generalizzazioni; c’è, semplicemente, qualcosa che non funziona nell’alleanza educativa tra scuola e famiglie, tra docenti e studenti. Il modello di alleanza denominato “Patto di corresponsabilità educativa”, formalizzato nel 2007 con Decreto del Presidente della Repubblica n. 235 del 2007, ha fallito il suo obiettivo; il ministro della precedente legislatura, Fedeli, ha tentato di modificare e migliorare quel Patto, tuttavia non riuscendovi.

E ora? Si dovrà lavorare per ristabilire fiducia reciproca nei rapporti scuola-famiglia; il problema non sta nel riformulare un nuovo Patto scritto di corresponsabilità educativa, la forma non è sostanza; il problema sta, d´un lato, nel capire le cause profonde del disagio che vivono studenti e genitori, e dall’altro, comprendere le ragioni della inadeguata percezione dell’autorità educativa della scuola da parte della società.

Le scuole sono indenni da critiche? Forse sì, forse no; ma chi non è indenne da critiche è certamente la politica scolastica degli ultimi anni, che, con le sue continue riforme, ha fibrillato il sistema generando scontento in tutti. Le riforme scolastiche sono riforme istituzionali che per funzionare hanno necessità di tempi lunghi di assestamento. Ma questa semplice verità, i ministri pro tempore dell’istruzione non la capiscono o non la condividono pur capendola.

E allora? Speriamo in Bussetti.

Rinascita dell´istruzione tecnica

L’istruzione tecnica è una delle dimensioni fondamentali della formazione umana, insieme con la cultura generale, letteraria e umanistica, e con la cultura scientifica. I nostri Istituti Tecnici hanno formato lavoratori che hanno reso grande il made in Italy nel mondo.

La cultura tecnica ha ripreso prestigio e forza; manca l’attenzione politica a questa nuova rinascita culturale. Dobbiamo superare la dicotomia tra cultura umanistica e cultura scientifico-tecnologica per puntare ad una formazione integrale della persona. Le aziende, ha scritto H. Gardner, possono offrire alle scuole competenze didattiche e docimologiche e aiutare i giovani nella transizione dalla scuola al lavoro; la scuola offre ai giovani saperi di base e la promozione di capacità personali e di virtù del lavoro“

 

Il contratto di Governo sulla “scuola”

Lega e Movimento 5 stelle hanno firmato un contratto o programma di Governo; la scuola occupa per così dire la ventiduesima posizione, e ciò non va bene; l’istruzione deve sempre essere posta tra priorità del Paese: essa consente alle persone una positiva formazione della personalità, prepara al mondo del lavoro ed è strumento di sviluppo economico. Dovrebbero saperlo i politici, ma, evidentemente, non lo sanno.

Il contratto è scritto nella logica del superamento della recente riforma della c.d. Buona Scuola. Ci si prefigge: la revisione del sistema di reclutamento, appena riformato, l’abolizione della chiamata diretta dei docenti da parte del dirigente, la revisione dell’alternanza scuola-lavoro. Si conferma invece la necessità di una formazione continua degli insegnanti.

Circa le novità si segnalano: una particolare attenzione del legame che deve esserci tra docenti e territorio; il superamento delle “classi pollaio”, cura dell’edilizia scolastica, graduatorie e titoli per l’insegnamento, il superamento del precariato e attenzione ai diplomati magistrali; il contrasto alla dispersione scolastica e una maggiore attenzione agli allievi che presentano disabilità.

Una battuta finale: bene il superamento della c.d. sulla Buona Scuola che ha creato non pochi problemi; meno bene il piano per il suo superamento; meno bene ancora le proposte innovative.

Comunque, valuteremo meglio il nuovo Governo alla prova dei fatti.